Frammenti 

NICOLA DAVIDE ANGERAME   

critico dell’arte

“Il mo(n)do informale di Pitti”

“Il suo ideale utopico è “dipingere un miliardo di quadri senza farne mai uno uguale all’altro”, lasciando in tal modo che la vita fluisca sulla tela attraverso la spontaneità del gesto, la casualità dell’umore, la forza della sensibilità.

La conquista di una consapevolezza informale matura, proviene da una coazione a dipingere che trova nel bios, nel corpo organico, fisico e biologico ( nuova conquista degli ultimi decenni che cor-risponde all’avvento  della tecnologia elettronica smaterializzante) il suo nodo centrale.

Un nodo gordiano inestricabile che nel gesto del dipingere trova il modo di riflettere, di produrre,  la propria complessa realtà e pratica un tentativo di rappresentanza di nuove istanze, come il desiderio postmoderno della carne, la rivalutazione dell’istinto, la nuova alleanza con il Destino trasformato in caso e introdotto nell’opera d’arte come coprotagonista.

La scrittura automatica dei Surrealisti (primi indagatori dell’Io), viene ereditata da questa pittura “automatica” scevra ormai anche di ogni teoria dell’inconscio, priva di sapere e armata di volontà.

Una pittura che tenta di essere ardente al dettato immediato dell’esistere, sfruttando la concretezza del corpo, della tela e del colore.

Una concretezza fino ad allora subordinata alle istanze legittime di una pittura intesa leonardescamente come “cosa mentale” e ora rivendicata come un pensiero-pittura  capace di “fluire”, copiosa, immediata e spontanea come il pensiero , semplice e libero, che accoglie nel suo processo umori e sensibilità, emozioni e intuizioni momentanee: un pensiero lieve e contrapposto alla riflessione attenta, allo studio concentrato di concetti, nozioni e azioni.

La pittura de-finita lascia spazio ad una pittura in-finita.

La pittura di Pitti si alimenta di queste conquiste e ne rappresenta un esito estremo, in cui il gesto si libera da ogni sovrastruttura culturale per diventare pura azione, guidata da un’interiorità in cerca solo del gesto che compie.

    

“Dipingere come viene viene, da accidente ad accidente, - scrive il filosofo torinese Marco Vozza a proposito dell’arte di de Stael – procedere casualmente, credere ostinatamente all’azzardo, significa se non istituire, almeno seguire  un’altra logica, più aderente al dettato dell’esistenza”.

Anche Pitti segue una logica altra, in cui il primato smette di essere detenuto dal progettare una forma o nel negarla, ma diviene nel fare prima del pensare che ottiene effetti rivoluzionari anche sull’opera d’arte, la quale passa in secondo piano rispetto al flusso produttivo.

Lo dimostrano gli ultimi dittici e trittici di Pitti, sempre più rarefatti e sempre più espressione di un flusso che tenta di affermarsi oltre la tela del singolo quadro, per riempire il mondo di colore e di luce, per offrire sostanza pittorica in olocausto al proprio (horror vacui).

Questo agire si muove verso un’esistenzialità del gesto che ha nell’arte calligrafica orientale un involontario ma naturale punto di riferimento per quanto concerne il rapporto tra il gesto e la verità spirituale, tra la pennellata e la personalità, tra la singola azione e l’illuminazione raggiunta, che è abilità tecnica indistricabilmente connessa all’intuizione del nulla profondo che resiste dietro il mondo come velo e come apparenza.

Per questo motivo, l’informale gestuale di Pitti non ha bisogno di riferimenti mondani evidenti perché si nutre di un’energia interiore che trova sfogo nella tecnica peculiare messa a punto negli anni.

Questa tecnica prevede la stesura del colore sulla tela a velocità di esecuzione massima, per agevolare la quale Pitti usa il rullo da imbianchino invece che il più classico pennello.

La velocità esecutiva fa parte integrante del modo di operare di questo artista, che ha fatto del flusso e dell’istinto un credo capace di sostituire la teoria con pochi accorgimenti validi lungo i corsi degli anni.

In questo senso la pittura smette di essere un progetto, un’attività circoscritta nei momenti di produzione che nel corso della vita impegna l’artista come una professione, e diviene tentativo di lasciare il segno lungo il tempo della propria esistenza quotidiana.

Un tempo trasformato in spazio.

        

Pitti dichiara il suo desiderio di lasciare tracce, sempre e dovunque.

Questa coazione a segnare, a far scaturire da sé luci e colori in continuazione, genera un senso di vertigine teorica in chi li legge criticamente.

Callois la chiama (ilinx), nella sua analisi dei giochi che comportano la rotazione.

Dalle danze indiane attorno al fuoco alle meditazioni dei dervisci rotanti, questa vertigine si ritrova anche come sottofondo dell’azione informale di Pitti, nell’uso verticoso del rullo che lascia sulla tela l’impressione esatta del gesto che o ha generato: un’energia psichica che si scontra con la materia-colore e con la sua luce ideale seguendo le vicissitudini dell’esistenza.

In questo senso si può anche accogliere l’interpretazione fenomenologica  di Renato Barilli, che nell’arte informale dice: “ per sua costituzione, insiste, sporge, si affaccia sul mondo” inteso come “ omnitudo realitatis”.

Rothko, uno dei riferimenti più sentiti di Pitti, parla di una “realtà dell’artista”, che s’incarna nei suoi Multiforms e il cui volto non è datato da forme ma da colori, tonalismi, luci sovrapposte, profondità di campo, porte, aure, soglie, orizzonti: fatta di spazio e di tempo che prendono corpo nel dialogo infinito della luce.

E fatta soprattutto di tela, che viene fuori come sostentamento dell’atto idealizzato della pittura.

Quella tela che è grezza e resta tale, rendendo infinitamente l’opera anche un oggetto.

Un maestro italiano del gesto in pittura come Emilio Scanavino, ha scritto: “ Penso all’uomo e penso che se riuscirà ad avere una misura interiore riuscirà anche a trovarsi”.

Pitti è l’esatto contrario, è il Soggetto disperso nel proprio bruciante vorticare, che vuole esprimere una forza in cerca di sbocchi al di là di ogni sapere e misura, proiettato verso il magmatico fluire della pittura intesa come pura emanazione del Sé. Un sé incarnatosi nel corpo che compie il gesto.

Il mondo interiore e quello esteriore si perdono dentro questa danza senza figure né pose; dentro un’energia che è senza senso poiché viene prima del Senso, prima di quel processo affabulatorio che consente al significato di posarsi su un significante e conquistarlo, colonizzarlo, depauperando quell’immensa ricchezza di possibilità di infiniti sensi che è sita nel cuore della sua nullità metafisica, nel suo essere velo di Maya che non vale la pena di riscrivere in pittura ma merita soltanto di essere annullato e cancellato da proditorii gesti di stizza informali.

In questo modo Pitti va in cerca del satori, dell’illuminazione che può venire dalle piccole cose, anche da un’arte abbassata il più possibile al livello primario dell’esistere, ovvero dell’essere bios, corpo animato che lascia tracce del proprio passaggio terrestre.

In questa primordialità c’è una forza elementare sulla quale Pitti punta tutto il suo essere artista, ammirando il coraggio di quella generazione, la Beat Generation, che lo ha preceduto e che ha creduto nel  cammino più che nella meta, nel processo più che nel prodotto, nella scrittura più che nel libro.

Nell’essere più che nell’avere.”

        

 

GABRIELE TRAVERSO

psicologo e psicoterapeuta

“….Pitti rappresenta la forma artistica di quello che lui ama definire “espansionismo”.”

“Pitti, bisogna sempre chiedersi cosa rappresenta, ma quello che è più importante è il modo in cui è rappresentato, la grammatica dell’artista.

E’ lì che si colloca l’arte.

Più si ha tecnica, e soprattutto una tecnica propria, più si riesce a comunicare.

Pitti si definisce un espansionista: in effetti, lo spazio diventa materia giudizio psicologico: male, diciamo senza alcun indugio.

In effetti lo spazio diventa materia e colore.

Conoscerlo vuol dire entrare nella dimensione dell’artista: senza volerne tratteggiare, per forza, contorni psicologici.

Ci troviamo di fronte ad un uomo dallo sguardo intenso, geniale nella sua incertezza e nella sua inquietudine. La sua  stessa struttura corporea rimanda ad una sua compattezza senza la quale è difficile avere significati nello spazio: e le sue opere hanno sempre dimensioni equilibrate e compatte, tra larghezza e altezza.

D’altra parte, è un espansionista, e tutti i fenomeni espansionistici hanno avuto le medesime caratteristiche: dare una impronta alle proprie ide diffonderle in aree quanto più possibili globali.

E’ stato così per l’espansionismo cristiano, per quello normanno, per quello ottomano del 1636, per l’espansionismo tedesco attivo fin dal 1904, e poi quello americano.

Un espansionismo che per Pitti significa occupare spazio e materia, come detto, attraverso gesti ampi e movenze ardite.

Le stesse che usa per dialogare, dove le sue parole cambiano di senso a seconda dei gesti che lui stesso propone.

Non possiamo immaginare  un Pitti fermo a chiacchierare: lo possiamo solo vedere descrivere ampi movimenti,che sovente confermano, ma in altre occasioni negano, le parole che vengono dette.

E’ inquieto, consapevole delle sue enormi potenzialità, poco propenso alle stabilità che la vita ci riserva.

Afferma e sostiene la morbidezza del gesto, ma il suo pensiero, mentre lavora, va oltre:  ma non è sufficiente aumentare lo spazio della sua espressione, perché un metro non basta ad esaurire la forma del suo pensiero, ma non ne bastano nemmeno 50.

Se lo immaginiamo aggirarsi in una ipotetica galleria a cielo aperto, potremmo non trovarlo più, perché anche gli spazi ampi sono troppo ristretti,  per lui.

E lui sarebbe già oltre. ”

        

 

JOSEF MARIA CADENA

critico e storico dell’arte

“ Ver pintar a Pitti escomo asistir a un acto natural en la que la tela y el papel reciben con gozo la acciòn de los colores que distintos, e incluso opuestos entre si, deteminan por armonizar porque son fruto de la sinceridad en la expresiòn”.

 

MATEO BERRUETA

critico dell’arte

“Hay en los cuadros de Pitti – un rapto a la belleza que se desencadena por el sacudimiento creador de este emisario de intensidades colorìsticas que divisa en su pintar con inteligencia y sensibilidad las àreas mentales màs vàlidas y verdaderas”.

 

ALBERTO RAZZANO

critico e storico dell’arte

“Le sue linee tracciate con un pennello fantastico su un fondo che è quello del suo stato d’animo, traducono la ricerca di una verità  intima focalizzata sull’origine dell’ispirazione.”

 

VERA MENEGUZZO

critico dell’arte e giornalista

“La pennellata larga, la curva che imprigiona un bagliore inaspettato, la sabbia usata come asperità di linguaggio e come base  neutra su cui costruire la decisa scelta coloristica fanno di queste tele pezzi più da “sentire” che da guardare.

Complici il senso della meraviglia per quel che accade al di là della percezione dei sensi, ma che vive, esiste con più potere e acutezza del reale.”

 

ORFANGO CAMPIGLI

critico dell’arte e giornalista

“Pitti impasta la materia-colore per un suo racconto-messaggio “concretizzato nella verità e nella luce” e filtrato dalla allusiva immaginazione del suo animo.”

        

 

ENIO CONCAROTTI

critico dell’arte e giornalista

Giornale LIBERTA’: “...E’pittore d’impulsi, di scatto emotivo, di vibrazione, di movimento, di esplosione...”

“Quadri astratti di Pitti esposti alla Meridiana.”   

“Pitti è pittore di un’area in cui l’astrazione non assume lo svolgimento ancora pervaso del senso della figurazione (Gorky, De Kooning, Corneille, Appel) ma rimane in cadenza espressionistica rigorosamente informale e cioè  con il totale azzeramento e abbandonano della presenza figurativa.

Dunque per lui l’arte è creazione libera, al di sopra delle contingenze di parte e di settorialità ideologiche, è liberazione pura e incondizionata del proprio “io”, è un momento universale di felicità.

Pitti incide sulla tela con un’energia interiore che si espande e si diffonde con rapida e sgorgante libertà espressiva.”

 

          

 

TONINO ZANA

critico dell’arte e giornalista

Le fasce accese di Pitti.

Pittore generoso, Pitti, bresciano di origine, nell’ età  giusta per osare altri orizzonti cromatici, per sorridere, piangere e riflettere con il messaggio dell’arte.

Pitti ha appena donato a quelli del Brescia Calcio, una rappresentazione per dire “viva il Brescia in serie A. Pitti, percio’ sta nella sua città, come un cittadino che ama gli accadimenti, la serenità e la drammaticità, le ore del sangue e le ore della pausa, della piazza sfregiata dello stadio vinto.

Lavorò alla tragedia di Piazza della Loggia: non sfumò i rossi e trattenne le sue rabbie in bianchi scortati verso il cielo da improvvise illuminazioni di bianco.

Pitti usa il colore come soggetto e come oggetto, come attore e schiavo. In alcune tele, il blu comanda il pensiero del visitatore, lo dirige e lo piega. In altre, accetta la penetrazione e l`interpretazione.

In galleria espone una vasta operazione di memorie terrestri e di stacchi planetari.”    

 

STEFANO FUGAZZA

storico dell’arte, direttore Museo Piacenza Ricci Oddi

“Dimensione emozionale di Pitti.”

“Pitti è un vero artista, quando <pensa vede colori, le sue idee sono colorate>.

Stende sulla tela ipotizzando linguaggi diversi quali il segno, il recupero delle antiche memorie, il recupero di se stessi e lo vediamo appartenere nel mondo dell`astrattismo nelle sue definizioni.

Il suo è un rifiuto netto del figurativo e da queste opere si ha l’impressione che Pitti sia preso dalla curiosità  del guardare dall’interno e al di là delle cose.

Il colore intenso come protagonista nelle sue opere nasce da un intervento gestuale forte, libero, che conferisce dinamicità ed essenzialità che gli permette di percorrere il proprio itinerario con sicurezza, quella sicurezza che possiedono gli artisti, autentici in libertà spirituale.

Pittura sostenuta da forte impatto cromatico dominante il colore rosso e il bianco lombardo, ma la sua tavolozza è  in continuo movimento: aggressive emozioni, fugaci felicità e memorie dell’infanzia.

Pitti quando dipinge entra in un’altra dimensione: “non sento le voci, mi sento leggero praticamente non esisto più. Le sue sono idee trasferite nei segni e nel colore, quindi l’artista entra in quella dimensione emozionale, così nascono in una danza magica, con forte linguaggio espansionistico le sue opere.

“Le opere del Pitti nascono d’impatto, esigono prontezza di mano e sono delle opere senza pentimento.”

 

          

 

JOAN LLUIS MONTANE’

critico e storico dell’arte

Rivista “Artes Plasticas”

 “Pitti, gesto, geometria, spazio e astrazione.”

“Sempre chiaro stiamo parlando a livello concettuale, guardando la dinamica che diventa materia… Il fondo è  una sua strategia che si basa ad una forma pragmatica di vedere la vita spirituale, perchè l’energia è gesto, il gesto è libertà, gesto come fonte di liberazione, di fronte alla geometria che contiene l’istantaneo naturalismo. In fondo, si produce un dialogo tra la geometria e la gestualità nella sua pittura, con l’idea di dare armonia, la sublimazione, il concetto puro della liberta e la necessità di generare tensione senza permettere che l’opera sia guardata espansivamente e diretta. Pitti presenta la novità prendendo l’armonia, partendo dalla dialettica intesa come libertà, in questo è espressionista astratto gestuale italiano è come se fosse “un massimo sacerdote”…” 

 

MARIO ANGEL MARRODAN

critico e storico dell’arte, poeta

 Pitti “gli okki del cuore”.

“… Pitti è uno dei maggiori dell’arte contemporanea europea. Creatore del movimento pittorico nominato “espansionismo”, pittura espansiva. La sua linea pittorica è fondata in quattro linee essenziali, una linea gestuale energica, l’altra è espressiva nel colore per il colore senza accentuare il gesto, un’altra molto geometrica e costruttiva in una linea che presenta la combinazione tra geometria e gestualità…”

“Cuando Pitti pinta un cuadro, su trazo es vìnculo con su identica y exposiciòn de matices. Como todo pintor moderno, viven en conflitto con su medio, sin dejar por elio de ser un vedadero sentimental que, en el fondo, es capaz de dar influencia univoca a la visièn espiritual.”

 

          

 

GIORGIO DI GENOVA

critico e storico dell’arte

“Per Pitti la superficie della tela è uno spazio esistenziale, e perciò abitabile dal gesto pittorico, in quanto metafora del vissuto del momento.

“L’hic et nunc” pittiano trova la sua verità nell’iperbole fisico - emotiva, com’era in un esponente dell’action painting quale Franz Kline. Per tale ragione la sua pennellata è sempre dilatata. Ma, a differenza dello statunitense, Pitti, anche se non è alieno da abbandoni al vagare, non ama far percorrere tragitti più o meno fissi al suo “nastro” pittorico, nè si limita al nero su bianco, spia di un temperamento sostanzialmente grafico, o, se preferisce, sismografico dell’emotività.”

“Pitti  in quanto pittore, il colore così fortemente da avvertirlo come impresso sulla propria pelle, della quale la tela diventa il naturale prolungamento.

In questo caso non si tratta di tatuaggi, ma di imbrattamenti, per così dire, liberatori di una pulsionalità irrefrenabile che è il frutto di uno sfogo in cui convivono sempre posteriormente, joie de vivre e timore del nulla.

Pertanto Pitti marca il nulla della tela per riempire il bianco vuoto con gli urli cromatici della sua vitalità.

Ecco perché i suoi ampi, e monumentali, contorcimenti cromatici, ottenuti attraverso rapidi colpi di pennello, si accampano sul bianco della tela, senza aver alcun bisogno di un fondo che li sostenga.

Pitti grida pittura.

Ogni suo dipinto è un grido esistenzialità liberata.”

 

GIORGIO SEGATO

critico e storico dell’arte

“La qualità non è  nella “piacevolezza” cromatica o nei rinvii suggestivi del segno, ma nella spazialità vasta e profonda che viene attivata dal gesto e nella misura, materica e coloristica, che l’artista impegna per dare una risposta convincente alla inquietudine del nostro tempo con un messaggio di chiarezza visiva assoluta e di una semplicità - questa tutta apparente proprio perchè non casuale, ma punto di arrivo di un attento processo selettivo che le deriva dalla riduzione a pura sostanza cromatica dell’ilusione della visione.

“La pittura di Pitti è l’esito straordinariamente semplice, diretto e ormai quasi immediato di un lungo viaggio dentro le ragioni dell’arte, un viaggio a Oriente, si può senz’altro dire, cioè verso le sorgenti della luce, le origini del pensiero, la nascita del mondo.

Corrisponde a un processo di liberazione dalla quantità e dal peso della materia, dalla saturazione del mondo degli oggetti che riempiono lo spazio esistenziale e rendono sempre più faticoso trovare l’euritmia vitale, la consonanza del proprio respiro con il respiro dell’universo.”

“La sua ricerca non si sofferma sul gesto in quanto tale (semplicemente liberatorio di energia fisica e psichica), ma lo esplora come misura ritmo espressivo e comunicativo come immediata “trascrizione” di emozione, di pensiero, di stato dell`anima e dell`intelligenza: una pittura - pittura che rinuncia a priori a qualunque referente oggettivo, naturalistico, poichè in essa il colore è tutto, la forma è colore, il colore è forma - contenuto.”

 

        

 

ALBERTO CHIAPPANI

critico dell’arte

“Così  anche le opere di Pitti guardano oltre se stesse e incontrando lo sguardo producono effetti di incontrollabile metamorformosi informale. E’ un’ arte che invade i nostri sendi poiché, percependola, sembra di accedere ad un aereo vortice inseguendo una meteora. La vita si traduce in colore e l’interiorità s’imprime con spontaneità nell’immediato tracciato cromatico.”           

 

GIORGIO TREVISAN

critico dell’arte e giornalista

“Una dirompente energia gestuale si sprigiona dai quadri di questo autore, come se la sua pittura volesse travolgere segno e colore, assecondando fino all’estremo limite l’emotività dell’artefice. La sua opera, che sembra non avere nè un inizio, né una fine per porsi semplicemente tra progetto ed esecuzione, si annuncia come dialettica di opposti, rimessa in discussione dalle certezze, ma anche di ogni atto che la determina.”

“Ecco, allora, dispiegarsi i suoi assalti alla tela, liberarsi le sue invenzioni cromatiche, amalgamarsi stesure e pennellate in immagini fantasmatiche e impetuose, in atmosfere cariche di profondo sentimento.”

“La sua azione è allora una continua sfida all’immobilismo, una continua ricerca di libertà, la perseverante rimessa in discussione delle scoperte e delle conquiste della sua pittura.

E’ chiaro che a Pitti non interessa il vedere fine a se stesso, per lui è importante materializzare, nel segno e nel colore, il sentire, l’emozione, il sentimento.”

 

         

 

GABRIELLA NIERO

critico dell’arte e giornalista

“Il Pitti è fondatore dell’Espansionismo ed ideatore quindi di una pittura che diventa il “prolungamento” di tutte le proprie esperienze spirituali, riflesso ideale delle proprie sensazioni.

I segni lunghi e decisi e i colori dalle sfumature contrastanti diventano icone del proprio pensiero sul reale. C’è un mondo interiore visto e percepito come stato d’animo che gradualmente si trasforma in un’esplosione di sensi.”

 

RENATA GEREVINI NAVALESI

critico dell’arte e giornalista

“Il colore inteso come protagonista nelle sue opere nasce da un intervento gestuale forte, libero, che conferisce dinamicità ed essenzialità e che gli permette di percorrere il proprio itinerario con la sicurezza che possiedono gli artisti.” 

 

LINO LAZZARI

critico dell’arte, direttore dell “Eco di Bergamo”

“Il Pitti è informale.”

“Dopo l’esperienza del figurativo, egli si è sentito necessariamente “portato” ad evadere dalla pura illustrazione dei soggetti presi esame per dare libero sfogo alla propria creatività. Ne risultano opere di pregio, soprattutto per quanto riguarda l’essenza delle immagini. Con questo stile, Pitti ha cosi lasciato spazio al suo desiderio di esprimersi con ampie possibilità di idee rese “preziose” con freschezza e immediatezza. Naturalmente il suo modo di dipingere richiede attenta analisi dei contenuti con aggancio a quelle realtà di cui danno una sintesi in un contesto di forme e cromatismi studiati con molta attenzione.” 

 

        

 

ANDRES VIOLA ESTANY

critico dell’arte, direttore museale della fondazione Marguerita D’Este

 “Pitti è un riferimento alla ribalta dell'arte Contemporanea Europea. Creatore del movimento artistico conosciuto come vernice  “Espansionismo” o espansiva. Le sue opere pittoriche sulle quattro linee essenziali, una linea gestuale ed energico; uno che esprime il colore senza colore accentuano il gesto; una linea molto più geometrica e costruttiva e che ha la combinazione di geometria e gesto.

“...Quando ho iniziato a sentire parlare, di Pitti sono rimasto sorpreso con una frase che, come ricorda lo slogan del potere evocativo della poesia cinese: “Penso che quand’ero piccolo ero così povero che anche l’arcobaleno lo vedevo in bianco e nero”. Il suo lavoro attuale è in competizione con larco di San Martino, perchè i suoi colori dei dipinti dell’iride, sono come l’arco in cielo. Lo dimostra con luci, blu, rosso, rosa… esplosioni in bianco e nero.

Alcuni dicono che i suoi dipinti guardano ad Oriente perché è fonte di luce. Penso che l’Oriente è anche la luce della fede, come il messaggio di Cristo.

Il giorno dell’inaugurazione la sua mostra a Balaguer, l’artista ha eseguito una performance musicale con la batteria e in un laboratorio fece una scultura in ottone e ferro,  di tipo Dantesco, tagliuzzato di circa 2 metri per due, la luce e ombra cambiano con l’astronomica del sole e per finire una tela di 50 metri di lunghezza e altezza 2 metri.

La mostra è stata inaugurata con il nome “Pitti gli okki del cuore” ed è stata presentata dal giornalista, critico e storico Josep Maria Cadena, accompagnato dal critico Mateo Berrueta, il critico Angel Mario Marrodan e dal critico e storico di arte contemporanea internazionale Joan Lluis Montané.”

 

        

 

GUGLIELMO GIGLIOTTI

critico dell’arte   

“...per Pitti l’opera non nasce, esplode...”  

“Pitti, ovvero segno, materia e luce.

“…Non esiste il modo più efficace di evidenziare la vitalità di un universo linguistico che l’esaltarne l’intera libertà dialettica che la compone.

”L’Espansionismo” nasce per questo. L’arte “astratta” anche quando è “figurativa” perche’, per dirla con il Fielder, principio scopo dell`attività artistica è la creazione delle forme il cui unico fine è la visione, come per la musica è l’ascolto.

L’arte non è la natura, e neanche la sua copia. Come non esiste Arte Figurativa, quindi non esiste in fondo neanche Arte Astratta (dal latino ab-trahere, togliere via), ma solo uno specifico autonomo, con le sue regole e le sue infinite varianti fenomenologiche. Pitti trova rappresentazione nella produzione dell’arte Espansionismo.

Pitti ha fatto del macrosegno il perno della propria poetica.

Un macrosegno che si pone tuttavia agli antipodi, per farsi veicolo di un vitalismo espressivo ed espressionistico che trova ancoraggio storico e stilistico nella più radicali manifestazioni dell`informale lirico. Per Pitti l’opera non nasce, esplode.

E’ la tela non è piu’ solo campo, ma bersaglio. Bersaglio il cui centro è ovunque, perché  la gestualità imperosa è sostanza dilagante, capace di vibrare anche dove non lascia fluente traccia.

La questione è che in Pitti il dipingo “ergo sum” non assume valori traslatamente letterari e allusivi, ma si fa cocente e diretta testimonianza di un “esserci” totalizzante e repertorio. Sulla tela al momento della creazione, vengono così a rovesciarsi, indistintamente fuse nello stesso gesto, tanto le certezze e la paura del vivere, quando gli slanci e le fragilità dell’ intimo.

Una pennellata larga, a scia, riversa nel bianco della tela serpentoni di colore blu, ocra, nero o porpora, che scuotono il piano con flussi energetici ad andamento quando sussultorio, quanto oscillatorio.

E’ un terremoto che segue impetuosamente un prima e un dopo, cui partecipa tutto il corpo, coinvolto in una danza che mette in contatto l’occhio con l’articolazione della spalla, sotto la vigile regia dell’io più profondo. E sono le pulsioni di quell’ io che senza eccessive mediazioni, prorompono in forma di dramma pittorico - gestuale, non dissimulando l’edonismo spettacolarizzante di un atto che si fa teatralizzazione di se…”

 

       

 

ANNA AMENDOLAGINE

critico dell’arte, giornalista, direttore Istituto Italiano di Cultura di Sofia

“VIS & VERTIGO”

“Con questa mostra personale di Albino Pitti nella prestigiosa cornice della Galleria Nazionale di Sofia,  marzo 2013, continua quel dialogo artistico e culturale tra Italia e Bulgaria che L’Istituto Italiano di Cultura di Sofia ha iniziato nel 2011.

In esposizione più di 40 opere di recente produzione che il Maestro italiano dell’informale astratto presenta al pubblico per la prima volta in assoluto.

Artisticamente parlando la patria di Albino Pitti è il mondo. Da settembre 2012 si trova nella capitale bulgara, dove è approdato nelle acque tranquille del porto senza mare e senza rive di Sofia.

La città gli piace perchè non è ordinata e gli ricorda l’Italia degli anni ’60. Qui incontra persone - spiega - con molte potenzialità.

La pittura informale del Maestro italiano non è mai uguale a se stessa. Ha la capacità di rigenerarsi continuamente per segni, colori e significati. Anche a seconda di dove viene concepita. In terra bulgara, Pitti rinverdisce la sua fonte di ispirazione, trae nuova linfa vitale da queste acque che sgorgano calde e imperiture e getta nuova forza sui materiali che fanno da sfondo alle sue opere.

La sua pittura è solo ricerca: della filosofia libera, dell’essere, della libertà di movimento, del pensiero. Lui ha sempre dipinto, ha composto più di 20000 opere nella sua vita.

I quadri in mostra sono opera di spessore: lo spessore del colore che Pitti usa generosamente sulla tela facendo uso solo di colori acrilici. L’acrilico che, sotto le sciabolate date con il rullo, si rivela esso stesso un materiale plastico-scultoreo. Ma lo spessore emerge anche dalla poesia di cui sono pregni questi lavori: le sue pitto - sculture si presentano a prospettive diverse, laddove accanto al dinamismo esterno viene apposta la pennellata interiore dell’anima.

E come in sogno noi ci lasciamo imbrigliare dalla vertigine cromatica di intense emozioni e di impalpabili sensazioni che l’arte di Albino Pitti regala alla nostra memoria.

“La vita è un sogno ad occhi aperti - sostiene l’artista. E’ semplice ma siamo noi che la complichiamo perchè abbiamo paura della morte”.”

 

        

 

Ph. D.YULIAN RAYCHEF

critico dell’arte, Museo Nazionale Delle Belle Arti Bulgare - Galleria Nazionale d’Arte

 “VIS & VERTIGO

L’energia creativa incarnata, che combina in sè un profondo concetto filosofico e l’armonia dei colori, ci introduce all’arte di Albino Pitti. Le opere astratte di Pitti aprono le porte al futuro e al dinamismo che ci circonda.

Questo ci porta a sognare e a sentirci artisti del proprio tempo, liberarci dei pregiudizi del passato e progettare un mondo migliore per le generazioni future.

Nelle opere possiamo notare le vibrazioni della vita nell’era nuova, l’eterna trasformazione della materia che l’artista percepisce ed esprime attraverso la forza dell’astratto.

L’autore cattura l’energia dei luoghi visitati e nel processo di ispirazione lascia il sentimento subconscio generare nella creatività un’energia più alta.

Questa energia tocca il subconscio del destinatario ed è il mezzo con cui si assorbe il meccanismo, grazie al quale ognuno di noi può generare una tale energia superiore e quindi rendere il mondo migliore.

La spirale è molto spesso presente nelle opere e rivela I livelli sofisticati dell’intelligenza umana e di elevazione spirituale.

Con l’intensità del colore, l’autore costruisce il messaggio divino che ci guida verso l’idea di luce, energia e forza, sostenuti dalla fonte di sapienza.

    

A Christo (art, world, force)
За художника Албино Пити!
София, 10 април 2014 г.

Албино Пити е художник посветен на абстрактното изкуство. Той не се стреми да имитира в своите композиции природни форми, а ни подтиква да отправим поглед към човешката душа, към натрупаните по пътя на човешкото усъвършенстване ценности.

По пътя на живота, подобно на един лабиринт от действия и следствия, ние черпим от благата, които той ни е предоставил.

И ако трябва да търсим изобразителна форма, с която да опишем съвременния свят, ние определено ще се насочим към абстрактните динамични линии, към сливането на топли и студени тоналности, като олицетворение на вечната изменчивост на света.

Творбите на Пити “разтварят портите” към новото хилядолетие, но ни карат да преоткрием и ценностите на миналото.

Пити притежава творческата енергия на ренесансовия художник, но е изцяло ангажиран с новото време.

Той извлича всичко ценно на съвременния свят и го изразява чрез динамичната нефигурална образност, което напълно отговаря на забързаното ежедневие на съвременния човек.

Авторът поставя акцент върху силата на жеста, на човешката енергия, която изразява мигновено състояние, неподправено от традиционните академичните изисквания.

В картинното пространство се акцентира най-вече на цветове и символи.

Знаковият характер в някои изображения ни насочва към въпроса за диалога и разбирателството между етносите, и нещо повече - тяхното обединение в името на благородни цели и най-висшите човешки ценности.

Някои художествени критици смятат, че за да познаваме изкуството трябва да тръгнем най-напред от Египет.

Аз пък мисля, че е по-подходящо да започнем с Албино Пити.

Неговите творби изразяват “въведението” в света на изобразителното изкуство. Там е жива стихията, наречена “изкуство” , която все още не е укротена.

Тази сила ражда художественото движение “art . world . force” с над 4000 членове от цял свят, които са привлечени от идеите и философията на

Пити :  “Да преоткрием магнетичната сила на изкуството.”

“Изкуството - това е живота.”

“Да бъдем оригинални художници и да не копираме старото изкуство.”

“Когато създаваме изкуство да се вслушаме в своето сърце...”

Със своята творческа искреност, Пити е завладял сърцата на художествената публика от три континента.

Той често пребивава в Холандия - в Амстердам и Ротердам, където преди години се ражда идеята за създаване на съвременното художествено дружество.

В Италия работи с известния художествен критик Джорджо Ди Дженова и неговата група “Gruppo Aniconisimo Dialettico”. Отдава се на експанзионизма, което е и ново поле в художествената перспектива.

При пребиваването си в Ню Йорк, Пити се впечатлява от градската култура и също така от инсталациите на Кристо и Жан Клод.

Настоящата изложба художникът посвещава специално на Кристо.

Оригиналният стил на Пити е частично трансформиран в арт инсталация. Очарованието на пакетажа, който дава асоциация със стила на Кристо хармонира с концептуално-символния свят на Пити.

Когато гледаме картините на Пити, ние трябва да се отдадем на мечтание, на поетично чувство и да търсим висшите интелектуални степени и скритите зад видимото понятия: “Красота, Светлина, Мъдрост и Сила”.

    

ELENA VELIKOVA

Critico dell’arte, Direttore Galleria Comunale d’Arte – Ruse

АЛБИНО ПИТИ - VIS & VERTIGO (СИЛА & ЗАВИХРЯНЕ)  в Русе, септември 2013.

„Албино Пити има своя философия за изкуството си. Той изхожда от понятието на  „Дзен-non mente“ – зоната, която позволява да се предават послания чрез енергийния поток и да се генерира по-висша енергия. И той великолепно прави това.

Аз възприемам творбите на Пити „като тайнство на съзидание на битието от небитието“. Неговото изкуство се обръща към самите основи на съзиданието в стремежа не толкова да бъде създадена нова реалност, а стремеж за възприемане на изкуството като ритуал на откровение на автора.

Фактически, решавайки пространствените задачи, безпредметната живопис обостря въпроса за мястото на човека в системата на изкуството. Истина е, че изкуството, освободено от конкретни изображения в живописта, машинално разчита на интуитивното, творческо възприятие у зрителя. „Въображение  е способността да се творят образи, излизащи извън пределите на реалността“. Изкуството се превръща в диалог, двустранен размисъл в общото комуникативно пространство, в което художникът подава темата. В ХХI век не се води диалог между художника и зрителя, взаимодействието е между пространствата на света и човека. Това означава, че „вътрешният диалог, спорът в абстрактната творба позволява на истината да влезе в света на човешките отношения и да съществува в него“.

Методът на Пити съчетава в себе си спонтанността на „живописния жест“ и вътрешната информативна наситеност, предполагайки създаване на някаква формула на собствен символичен знак, където доминира философията на духа. Художникът успява да съедини интуитивното възприятие на реалността, самосъзнанието и субективно-екзистенциалния компонент на живописта.

Авторът ориентира зрителя към активно творческо участие. Той ни направлява чрез своите основни свойства – цвят и ритъм. Затова ви каня за сътворчество в пърформанса, който Маестрото ще ни демонстрира.“

  

        

 

IRMA PANOVA MAINO

scrittrice

“ALBINO PITTI. L’ARTE CHE ESPLODE”, AltervistaIl mondo delle immagini, 9 gennaio 2014.   

L’arte si espande disintegrando i confini della mera realtà, depennando i limiti imposti dalla materia stessa. Queste le opere del Maestro Albino Pitti. Opere pittoriche che non sono solo tele da appendere ad una parete, ma sprazzi di un universo fatto di colori che trafiggono l’anima, andando a raccogliere l’essenza stessa dello spirito. Rossi, blu, neri, tinte forti che tratteggiano l’effimero e pongono la visione della vita attraverso il caleidoscopio dell’esistenza, trascendendo dal puro materialismo. Il disegno si sgretola e si ricompone, diventando l’occhio dell’osservatore, diventando la sua anima e assecondandone l’umore. Passato, presente e futuro che si mescolano e si dipingono nell’attimo in cui la materia prende vita e diviene la vita stessa, quasi scritta con uno stile sintetico e minimalista, essenziale nel proprio modo di essere vera. Onde che s’insinuano trasportando l’iride verso altri mondi, altre percezioni, verso l’equilibrio interiore e la possibilità di andare ancora oltre. Oltre la propria immaginazione, oltre il proprio respiro. E ancora pennellate decise, graffianti, che rapportano l’essere umano al proprio quotidiano, davanti alla propria mortale realtà. La fantasia s’invola sopra le tele del Maestro, s’innalza al di la dei confini lasciando ad ognuno la propria eredità, ad ognuno il compito di ritrovare il proprio essere uomo nei colori e nelle forme. Arte in movimento, mai statica e mai scontata. Arte che, nel proprio dinamismo, stravolge le regole stesse della natura spogliandosi delle falsità e delle ipocrisie, restando solo fedele a se stessa.

 

        

 

JUAN ANTONIO TINTE

critico dell’arte

“Pitti: el gesto como objeto.”

“La herencia es un hecho que va ligado de forma indiscutible a la pintura actual, por lo que tiene de consecuencia. El pintor acumula la experiencia propria y la de sus extranos sino para disuardirnos de esa idea, si para convocarnos a un reflejo del presente y su forma de manifestarse en el terreno plàstico, o lo que es lo mismo, necesita de la herencia tanto para secundarla como para obviarla, lo cual no deja de ser una forma de tenerla en el terreno de las apreciaciones directas.

En este sentido, y sin negar tal evidencia Pitti (Brescia. Italia 1951) lleva hasta sus ùltimas consecuencias su relaciòn con esa parte de la herencia, siendo ésta y no otras acquella que se desprende del proprio acto de pintar e intervenir sobre la superficie sin màcula.

Con una trayectoria dilatada en el tiempo por la màs destacadas galerìas y ciudades italianas, el autor, que no es un desconocido en nuestro paìs pues han sido varias las ocasiones en las que su obra han podido contemplarse sobre todo en el àmbito catalàn, se presenta ahora en el Ateneo de Madrid en lo que supone su segunda individual en la Capital - la primera tuvo lugar en la galerìa Cuatro Diecisiete en 1998 - donde queda de manifiesto y sin paliativos la enorme fuerza visual que ejerce sobre los lienzos que manipula al antojo de los impactos.

Tan arrebatador como sutil y tan aguto como impulsivo, Pitti actùa sobre las telas dejando a la pintura hacer en lo que tiene de consecuencia directa a la raìz de su propria labor, esto es, ejerciendo su dictado en forma de huella y rasgo intencionado.

Los pinceles, sumergiéndonos en el camino de las manchas, nos advierten del aliento de su hacerdor.

Los colores, duros, pasionales, lechosos en muchas ocasiones, frìos o encendidos, se convierten en un vértigo sinuosos por donde la mirada se deja seducir de intenciones no sòlo narrativas en lo que ostentan de simbòlicos, sino por lo que desprenden en tanto que testimonio casi fastuoso que acciòn y composiciòn pictòrica.

Estamos hablando de un pintor que parece dejarse llevar por los impulsos, desde el momento en que sus obras transmiten como eje prioritario esa idea a través de los gestos y la conclusiòn de cada pieza.

Pero esto, que no es poca cosa, nos lleva al encuentro de un autor que le vale una base reguladora siempre en la movilidad y nunca en la quietud para, desde ese punto, generar todo un universo de epacios fruto de la no vacilaciòn.

Es decir, en su pintura, siempre hallaremos un elemento que deja de ser perturbador para arrastrar desde él toda la composiciòn, en un suerte de manchas y planos impetuosos que adivinamos como telones que cambian de rumbo y direcciòn, cuajando un escenario para la pintura y el dibujo de su pureza encerrado en el gesto.”

 

          

 

FRANCESCO CANOVA

critico dell’arte

“El pintor expressionista Pitti.

“Con una abstracciòn de trazo gestual, colorista y matérico, Pitti va desgranando su propria calligrafia mental y sentimental en unas composiciones llenas de ritmo y fuerza.

En sus telas, con Pitti, en Verona, Brescia, Milan y NY.                

Pintura vinilica, lleva a cabo su lucha creativa, como en un campo de batalla que deja un paisaje dramàtico y hermoso al mismo tiempo.

Al artista italiano no le interesa la figuraciòn demasiado apegada a la realidad externa, sino la realidad interna del autor, capaz de expresar un concepto o una sensaciòn por medio de pinceladas y colores.

Cada estado de ànimo produce un reto creativo en Pitti y, desde la mancha o el gesto, va generando una obra artistica que toma como referentes al espacio y la geometria descompuesta o sin bordes duros, las senales o simbolos, las letras suaves y lejanes como grafitti y la superposiciòn cromàtica como nutriente del cuadro.

Pitti, que ha expuesto también en Barcelona y Madrid, practicò el collage en etapas anteriores, a base de maderas y elementos encontrados sobre marcos, para no perder la referencia del cuadro.

Pero ahora es el movimiento gestual de su trazo con la brocha o el pincel, lo que lleva a expresar lo màs identificado consigo mismo.”

 

     

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